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Nell’avvicinamento al mondo delle Medicine non Convenzionali mi sono sempre domandato come mai gli Operatori fossero così poco attenti alla relazione con i loro utenti.
In particolare, l’Operatore che utilizza Tecniche come il Massaggio sembra quasi sempre essere un Operatore muto, silente, a volte quasi “distante” da ciò che avviene durante la seduta. Per lo più è un profondo conoscitore della propria Tecnica e del proprio agire, ne
conosce gli intendimenti, se non le premesse, terapeutici; ma, a mio avviso, è come se delegasse tutto il beneficio alla continua pratica delle Tecnica medesima. Il rischio è quello di sostituire semplicemente il Massaggio, il Fiore di Bach, l’utilizzo degli Olii essenziali dell’Aromaterapia ecc. all’utilizzo di un farmaco, ad un intervento chirurgico, all’eliminazione di cibi “proibiti” e di sostanze psicotrope, ai consigli affrettati e spesso inascoltati dell’amico o del proprio medico. Che ne è della Relazione? In Psicoterapia
ancora oggi spesso l’osservazione attenta della relazione paziente-terapeuta è lo strumento più potente in grado di innescare il cambiamento; in qualche modo è a questo livello che si verifica quel qualcosa che può “toccare” entrambi gli attori di questa
particolarissima relazione. Può avvenire qualcosa di simile anche all’interno della relazione che viene mediata, ad esempio, da un Massaggio, da un Tocco diretto del Terapista sul
Corpo dell’utente? Che cosa avviene se spostiamo la nostra attenzione dagli effetti puri e semplici del contatto, al senso evocato, alle immagini alle sensazioni sottili che nel contatto e grazie al contato si generano?



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