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  • Pubblicato In: Life Coaching
  • Data Pubblicazione: 2018-11-25
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Fine di un amore: strategie di trasformazione del dolore

"Non riusciva ad accettare l'abbandono, non poteva concepire che le persone mutano, i sentimenti cambiano, la realtà si modifica costantemente. Era saldamente ancorata al passato, quasi fosse l'unica cosa che la facesse sentire viva, pur causandole un dolore lancinante, anche a livello fisico: nodo alla gola, macigno sul petto. Sono solo alcune delle somatizzazioni che la situazione le provocava".

Questo è esattamente quello che si prova quando finisce una storia d'amore e ci si trova dalla parte sbagliata, da quella di chi è stato lasciato. Il dolore prende il sopravvento e più si cerca di affrontarlo di petto, di controllarlo con la razionalità, di prenderlo e allontanarlo, più lo si rafforza alimentandolo. Se invece lo si asseconda, lo si accoglie, lo si accetta con l'anima, questo via via da solo perde riferimento e vigore. Ed è poi proprio lì che si può intervenire.

Tratte dal libro di Nicoletta Todesco "Trasformazione",  edizioni Mylife

Quando un amore finisce, la prima cosa da fare è porsi le giuste domande

La prima cosa da fare è cercare di mettere una cornice diversa al contesto, di ampliare un poco gli orizzonti di quel film così doloroso e angosciante, che però chi si trova a dover affrontare la fine di un amore si ripropone quotidianamente. Ci si sente profondamente sbagliati, lui/lei non ci amano più e quindi ci si considera non meritevoli di amore: non siamo abbastanza per essere amati. In realtà forse è proprio il contrario: noi siamo troppo per l'altro.

Inizialmente, a livello inconscio si cerca in tutti i modi di trovare i punti di comunione, di vedere la somiglianza anche dove non c'è. Poi, finito l'innamoramento, le caratteristiche individuali riemergono, evidenziando con forza le diversità che non erano state notate. La prima cosa da fare è porsi le domande giuste e trovare delle risposte. Costantemente ci poniamo delle domande e ci arrivano le risposte. E, si sa, ad ogni domanda c'è una risposta. Le domande hanno il preciso effetto di cambiare immediatamente l'obiettivo su cui ci concentriamo e quindi il modo in cui ci sentiamo.

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Se analizziamo le domande che ci poniamo in momenti come questi, ci rendiamo conto che sono sempre le stesse fino allo sfinimento.

  • Cosa ho fatto per portare il tutto a questo disastro?
  • Dove non sono stata/o all'altezza?
  • Cosa dovevo fare di diverso per mantenere questo rapporto?
  • Cosa c'è in me che non va?
  • Perché non mi merito di essere amata/o?
  • Dove ho sbagliato?
  • Cosa non sono riuscita a dargli?
  • E adesso come faccio?
  • Perché è toccato proprio a me?
  • Perché la vita è così ingiusta?
  • Cosa ho di sbagliato ?

Proviamo a trasformare questo domande in qualcosa di positivo, a dare una prospettiva diversa:

  • Cosa posso imparare da questa esperienza?
  • Cosa mi ha dato di positivo?
  • Quali lati di me potrò migliorare?
  • Che forza rinnovata mi darà ritrovare la serenità e me stessa/o? (Questa domanda mi orienta già al fatto che ci sarà un superamento del dolore dell'abbandono).
  • Cosa sono disposta/o a fare per rendere la situazione diversa e più positiva?
  • Come posso rendere costruttivo il processo di trasformazione?
  • Nella prossima relazione, come sarà il mio comportamento?
  • Di quale parte di me che avevo cancellato posso riappropriarmi?

Lista nera e lista dolce. Mettete per iscritto le vostre emozioni!

L' essere umano è a volte come un modernissimo elaboratore programmato per cancellare alcune parti della propria esperienza. Potremmo concentrarci su infiniti aspetti della realtà: dalla sensazione del nostro corpo, alla giornata di sole, alle persone che ci stimano, eppure consciamente riusciamo a focalizzarci solo su poche cose per volta. E quando stiamo male l'unico focus è rivolto a quello che ci fa sentire male. A livello inconscio tutto viene registrato, ma consciamente possiamo concentrarci su poche cose simultaneamente: il cervello passa buona parte del tempo a decidere su cosa orientarsi maggiormente. La sensazione di dolore che proviamo per la fine dell'amore, è in parte causata dal fatto che quello era l'unico focus di riferimento, tutto il resto è cancellato, seppur momentaneamente. Questo fenomeno si chiama percezione selettiva.

Il cervello vede solo quello su cui è concentrato. C'è un costante rimuginare, come la mucca al pascolo che per digerire il boccone d'erba continua a masticare per ore. In questo caso la persona, il boccone lo tiene perennemente in bocca, evitando di vivere il presente, imbrigliata nella trappola del passato, impedendosi di rielaborare il lutto e, con assurda caparbietà, crogiolandosi nei sensi di colpa. Troppo spesso si sceglie di mettersi al sicuro e continuare a vivere un'emozione negativa ma conosciuta, piuttosto che assumersi il rischio di vivere qualcosa di nuovo. La paura del nuovo per tante persone è davvero difficile da sostenere e crea in loro totale immobilità.

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Occorre rielaborare il contesto della relazione in modo più obiettivo, ci si renderà conto che nella nostra mente tanti eventi sono stati cancellati: solo le cose belle fungono da eco come fossero in una cassa di risonanza, mentre i momenti di tensione e di disaccordo sembrano non essere mai esistiti. È emblematico notare come il cervello a volte cancelli, altre volte dia rilevanza in modo diverso ai vissuti che ci caratterizzano.

Ridisegnare la relazione, avere davanti uno specchio che permetta di vedere le cose in modo obiettivo e non filtrato dai nostri stati emotivi, ci permette di avere una nuova consapevolezza. Quindi prendete  carta e penna e scrivete, scrivete di getto tutto ciò che di negativo emerge dai ricordi vissuti con quella persona. Scegliete un foglio che vi dia l'idea di qualcosa di passato, scrivete tutto ciò che la mente vi suggerisce, ciò che vi ha fatto star male, ciò che vi ha dilaniata dentro, lasciate fluire, e poi... a voi la scelta! Potete accendere una candela e bruciarlo osservando come si accartoccia diventando cenere, oppure strapparlo in tanti piccolissimi pezzettini e buttarlo nel WC per tirare poi lo sciacquone. La black list, la lista nera, sparisce disintegrata. Immaginate poi dove va a finire la cenere: si sperde nel cielo, si confonde con la terra e, se l'avete gettata nel bagno, dove finiscono quei frammenti?

Poi entrate in bagno e, con leggerezza e giocosità, concedetevi una bellissima doccia, con il vostro bagnoschiuma preferito. Provate la sensazione di lavar via dal corpo la pesantezza di quelle parole, di quelle convinzioni che per troppo tempo si sono radicate nel vostro cuore. Finita la doccia, scrivete su un foglio colorato tutti i lati positivi che vi caratterizzano, i punti di forza, ciò di cui siete stati fieri in passato, ciò di cui siete fieri ora. È la vostra pineapple list, la lista dolce. Cercate di usare più termini per descrivere le emozioni e le qualità positive e, prima di andare a dormire, con la giocosità di un bimbo che nasconde il suo giocattolo preferito, riponete il foglio sotto il cuscino per qualche notte, riguardatelo ogni sera prima di chiudere gli occhi e riprendetelo in mano ogni mattina al risveglio. Così pian piano in voi riprenderanno vita e vigore queste caratteristiche positive che avevate dimenticato e che per troppo tempo non avevate più nemmeno considerato.

Un piccolo esercizio per accogliere il dolore per la fine di un amore

Mentre siete seduti sulla sedia, avvertite il vostro respiro, pensate alla sensazione di pesantezza allo stomaco e di nodo alla gola. Bene, bravi, così... entrate in questa sensazione, rievocatela totalmente, rendetela presente, vostra. Afferrate ora in una mano questa sensazione. Afferratela proprio stringendo la mano a pugno. Che colore ha quel pugno, dite la prima cosa che istintivamente vi arriva alla mente, senza razionalizzare. La prima immagine: che forma ha? Che tessitura ha? È morbida, dura, setosa, rugosa... come la descrivereste a livello tattile? E com'è la temperatura? È calda, fredda, tiepida, normale? C'è forse un suono? Un profumo, un odore? Avvertite un gusto? Ora aprite la mano, e lasciate andare lontano quel macigno, buttatelo via proprio come se lo faceste fisicamente!! Ora muovetevi un pochino, agitate il sedere come in discoteca a ritmo di musica, muovetevi... ottimo!!

Ora, richiudete gli occhi: pensate a un momento di vita in cui vi siete sentiti leggeri, sereni, forti, decisi. Ritornate a quelle sensazioni di benessere, intensificatele. Intensificatele ancora. Riappropriatevi di quei momenti in modo intenso, sempre più intenso. Bene! Afferrate la sensazione nell'altra mano! Afferratela forte, stringetela nel pugno. Che colore ha? Che forma ha?. Qual è la tessitura che la caratterizza? È morbida, dura, setosa, rugosa... come la descrivereste a livello tattile? Bene! E com'è la temperatura? È calda, fredda, tiepida, normale? C'è forse un suono? Un profumo, un odore? Avvertite un gusto? Ora, lasciate andare e aprite anche questa mano. Muovetevi sulla sedia, agitate il sedere ancora una volta, su su... cercate di creare più movimento possibile. Ora chiudete gli occhi, ripensate ai momenti di dolore, riprendeteli nel pugno sinistro, afferrate anche la sensazione positiva racchiusa nella mano destra.

E ora con la mano della sensazione positiva, fate in modo di distruggere, anche fisicamente, ciò che è racchiuso nella mano negativa: unendo le mani, battendole tra loro, fate ciò che credete, ciò che sentite a livello istintivo. Trovate voi il modo per distruggerlo, trovate la strada per annientarlo totalmente e in entrambe le mani ci sarà la parte positiva. Ecco così, battete così le mani, distruggete quel masso nero, disintegratelo. Ok! Cosa c'è ora nella mano sinistra dove c'era il macigno? Aprite gli occhi!".

Il presupposto è che per il nostro cervello, dati tre o quattro assunti sensorialmente verificabili nell'immediato, gli assunti successivi vengono considerati reali, senza più la necessità di verifica. Questo porta la persona a entrare sempre più in uno stato di rilassamento, in cui la parte più creativa prende il sopravvento sull'emisfero più razionale del cervello. Si gioca poi a livello metaforico, utilizzando tutti i nostri sensi: la vista (il colore), il tatto (la consistenza dell'oggetto), l'olfatto, il gusto, l'udito. Si procede interrompendo lo schema della sensazione negativa attraverso il movimento: ciò fa sì che si interrompa il vecchio stato d'animo. Si ripetono gli stessi passi con l'esperienza positiva. Il fatto di unire le mani, eliminando attraverso dei gesti fisici l'oggetto immaginato, per il nostro sistema nervoso equivale ad una vera e propria ristrutturazione, alla rottura di certe sinapsi mentali e, di conseguenza, all'incapacità di riprovare la stessa emozione associata a quell'evento.

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