Tema natale e ferita: il caso di Tullia

Viviana interpreta atraverso il tema natale di Tullia le sue ferite emozionali.

Leggi qui che cosa è il karma e il suo significato

 

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Ciao Tullia, Tullia: “ciao” piacere vederti, noi ci conosciamo da un pochino appena appena, diciamo, Tullia: “una conoscenza molto recente” si allora cara, io ho saputo da te che ti interessa fare questa piccola panoramica sulle tue ferite, per una volta mi concentrerei soprattutto su una, perché per te è molto importante.

Ferita da rifiuto nel caso di Tullia

Poi facciamo anche la seconda, perché noi abbiamo tante ferite cioè non è che ne abbiamo una sola, quella che più di tutte ti caratterizza e lavora a due livelli cioè sia sul piano della personalità e dell'ego sia sul piano più profondo dell'anima, quindi con un'ereditarietà anche familiare questa ferita che si è ripetuta nel tempo e ti chiedo anche aiuto, poi a definirla un po' meglio come la vivi tu, è la ferita da rifiuto.

Allora è questa è molto importante per te per due ragioni. Posso spiegare anche un po' non è proprio una spiegazione tecnica però con l'ascendente Gemelli, che fa parte dell'asse in astrologia, dell'asse Gemelli – Sagittario, e tu hai i nodi sull'asse Gemelli Sagittario che ci parlano della ferita dell'anima e poi hai anche l'ascendente Gemelli, e la Luna in Gemelli, questo è c'è un rafforzamento del concetto, io mi sento rifiutata, io sono rifiutata.

Allora è chiaro che le ferite ci sono date nei momenti quando noi siamo molto piccolini, alcune sono addirittura ereditate dalla famiglia quindi possiamo chiamarle karmiche, però diciamo che nel tuo caso c'è stato un rafforzamento di questa ferita che è avvenuto nei primi, proprio nei primissimi mesi alla nascita, subito subito appena nata, perché, perché il rifiuto è è collegato all'idea che la mamma non ci ha voluto.

Che la mamma ... possiamo magari essere arrivati al momento sbagliato nella sua vita, può aver pensato in qualche momento “io questo figlio come faccio ad averlo” e c'è una sensazione, fin da molto molto piccoli, che la mamma faccia fatica ad accettarci, ad accettare la nostra presenza, quindi è come se ci fosse un’ostilità, ovviamente non voluta dal genitore, non è che sia manifestamente ostile.

Però una forma del tipo, “questo bambino mi ha cambiato la vita, questo bambino ora mi costringe a fare dei cambiamenti”, che ovviamente il neonato sente e quindi ne viene immediatamente impresso, immediatamente ferito, cosa vuol dire questo, che il concetto del rifiuto è riferito all'essenza dell'esistenza, cioè la ferita profonda è “io non ho il diritto di esistere, io in qualche modo sono qui, ma è un errore che sono venuta qui, perché non sono accettata così come sono, e quindi chiaramente crea paura, crea ansietà, c'è un bisogno fortissimo di riaffermare, con la crescita, il proprio valore, il proprio diritto di esistere.

La maschera del fuggitivo

La maschera di cui parla Barbara Brennan, che è la prima che ha fatto questo studio sulle ferite, è quella di qualcuno che dice io ti rifiuto, perché se io ti rifiuto per prima tu non hai tempo di rifiutarmi. Nel momento della crescita, c'è questo atteggiamento che è chiamato la maschera del fuggitivo, cioè della persona che sfugge l'approfondimento di una relazione o delle possibilità di avere una relazione, perché teme il momento in cui si tocchi quella ferita, e l'altra persona possa dire io non ti voglio.

Allora per evitare che qualcuno dica io non ti voglio, solitamente il meccanismo di difesa automatico è quello di dire “sono io che non ti voglio” cioè lo dico prima io, in modo che io non mi sento ferita, ora chiaramente questo meccanismo è un meccanismo dell’ io inferiore, un meccanismo dell'ego che si deve difendere, si deve proteggere.

Mentre il suggerimento di Barbara Brennan è quello di eliminare questa polarità che c'è quando siamo sul piano dell'ego, tra l'essere uniti o l'essere divisi, perché il rifiuto cos'è? Tu sei diverso da me e non ti voglio. Quindi c'è la sensazione di separazione, nel momento in cui tu elabori la ferita e cresci spiritualmente con i tuoi esercizi nel comprendere che questa ferita è qualcosa di tuo, che non sono gli altri che ti fanno del male, ma in qualche modo – inconsciamente, perché è necessario per te viverlo - ti stimolano la ferita e quindi ti fanno soffrire, proprio andando a toccare quei punti lì dove sei particolarmente sensibile.

Quando l'anima evolve

Nel momento in cui tu evolvi a livello di anima spirituale, elimini questo concetto di divisione, quindi la polarità che genera la ferita, è la polarità siamo uniti o siamo separati nella separazione della divisione, nel momento in cui tu riesci ad andare in alto e a vedere che l'altra persona comunque fa parte di te, perché sei in un universo dove siamo tutti collegati e quindi viene a mancare questo assenza e questa paura di separazione, la tua ferita in qualche modo guarisce, perché non sei più lì per dire “io non esisto, tu non esisti, tu hai diritto di esistere, io non ho diritto ad esistere”.

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Ma stai dicendo “io sono io, io sono qua, mi piace ciò che sono, io amo ciò che sono” e anche tu per forza di cose devi amare ciò che sei, però vuol dire fare questo sforzo di salire e di scoprire la verità, di riscoprire la propria essenza divina, diciamo la propria essenza superiore, perché quella ci dà la forza di dire “ma, perché penso che non ho il diritto di esistere, io ho diritto di esistere, perché la mia anima ha scelto di venire qui, ha un suo percorso e quindi io sto vivendo questo percorso, ed è questo il mio diritto di esistere, svolgere bene questo percorso”.

Quindi rientrare in tutti i nostri concetti che chiamiamo spirituali, fa sì - come in tutte le altre ferite, perché sempre ovviamente salire verso l'alto che ci fa guarire la ferita - fa sì che questa cosa diventi un po' meno pesante, meno dolorosa, perché come tutte le ferite è dolorosa.

La ferita di rifiuto e il karma

C'è però un aspetto del rifiuto, della ferita da rifiuto, che come dicevo è karmico, quindi ti chiedo se mi puoi in qualche modo confermare o raccontare qualcosa che sia possibilmente qualche vicenda che hai vissuto, qualche vicenda anche familiare a questo riguardo, cioè spaccature familiari in cui una parte della famiglia ha negato l'esistenza dell'altra o situazioni in cui... tu sei la prima figlia femmina? Non hai sorelle, non mi ricordo più, Tullia: “ho un fratello maschio più grande” quindi non hai femmine, la famiglia di papà, potrebbe esserci stata questa ferita che è partita ed è come potrebbe essersi manifestata o con litigi tra fratelli che si sono spaccati, perché non hanno riconosciuto l'unità familiare.

Tullia: “nella famiglia del mio babbo, so che la madre era un po' strana, molto fredda, io so di questo, cioè nel senso...” perché aveva difficoltà di rapporto coi figli proprio per questa freddezza Tullia: “aveva difficoltà di rapporto. Erano cinque maschi, ha avuto molta difficoltà di rapporto, per quel che ho capito, con tutti”.

Quindi vuol dire che lei in qualche modo non accettava la maternità, non aveva gradito l'arrivo del figlio o qualcosa di queste cose, poi non possiamo sapere non si può giudicare... però diciamo che il concetto fa parte del rifiuto, c'è una madre che non è affettuosa con i figli e che quindi mette un po' di barriere e li tiene distanti in qualche modo emotivamente. Tullia: “credo di si”

E quindi questo in qualche modo chiaramente ti è stato passato geneticamente, perché uno non è che può dimenticarsi i problemi degli avi, dall'altra parte ci sta una famiglia di mamma dove invece non c’era il sentirsi rifiutati, perché a te è arrivata tramite papà, per cui quella parte lì, non la devi vedere come la nonna che rifiuta, ma come i figli che sono stati rifiutati, cioè tu hai ricevuto diciamo la sensazione di essere rifiutata, a livello karmico.

E della parte dell'altra famiglia, invece una famiglia in cui c'era probabilmente più cultura, più conoscenza e quindi in qualche modo a livello anche sociale, se non verso i figli, tendeva a porsi leggermente un po' più sul piedistallo rispetto agli altri e quindi a tenere un po' più a bada gli altri, e suscitare rifiuto per gli altri  in senso sociale, non solo nel senso di relazioni madre figli.

Ci può essere stato comunque, anche dalla parte di tua mamma un vivere il rifiuto, ma in maniera opposta, cioè si può ipotozzare che siano stati loro a sentirsi superiori o a creare un distacco rispetto agli altri, è possibile una storia così nella famiglia di mamma, non te lo ricordi questo?... Tullia: “Si può anche essere, nel senso, sono tutte due famiglie fredde comunque, non so come dire... la famiglia di mia madre non è super calorosa non so come dire”.

Tu dici nel senso della superiorità mentale, come se il giudizio venisse sul livello mentale cioè se sei intelligente sei bravo, se hai studiato sei bravo... Tullia: “esatto”, se hai bisogno di affetto ti do un bacio non è un problema, Tullia: “comunque sempre è stata così”, cioè era più l'apparenza sociale che l'affettività, da parte di entrambi i genitori, ma anche delle famiglie” e questo vuol dire che comunque per te fa parte del tuo percorso evolutivo, superare queste queste tematiche.

Il concetto è tirarsi su e dire io non sono né bravo, né non bravo, dal punto di vista dell’intelligenza, perché diciamo che il confronto è sul mentale, sulle capacità intellettuali o comunque sull’abilità comunicativa, comunque qualcosa di freddo, di aria, di maschile non di affetto e calore e quindi tu tirandoti su dici “non sono né bravo né non bravo, io sono me stessa”.

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Cioè affermare che tu sei te stessa e vai bene così, questo è proprio il modo di andare al di sopra, quindi io amo me stessa, ma non è un tema di autostima particolarmente, è proprio affermare la propria verità, il proprio essere vero e proprio essere se stessa, senza giudizio sulle qualità, quanto sono brava e quanto sono meno brava a far le cose, perché quella forma di giudizio sulle qualità è quello che crea invece l'attenzione alla ferita e ti senti sempre che non va mai abbastanza bene, quindi questo il tema di fondo che sei te stessa che lo dici a te stessa e quindi c'è sempre una lotta a dimostrare quanto sei anche brava intellettualmente, quanto sei brava.

La ferita da tradimento

Perché è proprio lo schema familiare: il valore viene dato a quello e non agli aspetti più emotivi, l'altra ferita così cambiamo un po' discorso, è quella del tradimento, e la senti come una ferita in cui tu ti schieri naturalmente col tuo sole in toro, dalla parte di chi è vittima di tradimento, cioè la tendenza innata per te schierarti comunque in ogni caso in tutte le tue ferite della parte della vittima, ma questo lo leggiamo nel tuo tema.

Quindi tu sai che è un qualcosa, è giusto così, non vederla come una sbagliata, allora questo sentire vittima è l'occasione proprio per provare a elaborare la ferita, quindi nel tuo caso di tradimento è un qualcosa che vivi sentendoti la buona a cui vengono fatte le cose cattive e il passaggio anche lì, è possibile perché vedo che fai un po' così (Tullia afferma con la testa) Tullia: “si un po' si” ci siamo un pochino...

L'energia è quella, come se tu inconsciamente chiaramente, attribuisce all'altro, perché partecipi in questo giochetto, non sei la vera vittima... attribuisce all'altro, il ruolo di carnefice e tu poni nel ruolo di vittima, quindi l'altro automaticamente viene stimolata a diventare quello che tradisce.

Poi per tradimento, attenzione, non è che si parla di sessualità di storie contorte di coppia, il tradimento può essere anche dato in tanti modi, c'è un tradimento a livello altissimo che è proprio può essere tradire la nazione, tradire la nazionalità, tradire un sogno, tradire un desiderio, a un livello più sociale, può essere tradire il luogo in cui sei nata, oppure tradire la famiglia, perché fai delle cose diverse da quello che si aspettavano i tuoi, cose di questo tipo.

Quindi o qualcuno ti ha tradito nel senso che non ha rispettato il progetto che si era impegnato a fare con te, anche questo può essere, perché tu lo vivi un po' più come vittima, oppure ci può essere anche il tradimento se vuoi nella coppia, ci può stare qualsiasi tipo. ma il lavoro importante è capire che quella ferita per te deve servire come dire a tirar fuori, non tanto la tua volontà di controllare tutto di agire come la persona che ha paura di essere tradita.

I giochi che creiamo e come uscire

Anche lì salendo al piano superiore, capendo le ragioni dell'altro che fa il cattivo, che sta facendo un ruolo come nei film dove c'è il buono e il cattivo, ma che in realtà anche tu hai partecipato a questo teatrino e c'è qualcosa per te da imparare lì, e in qualche modo l'apprendimento avviene nel momento in cui tu ti arrendi, cioè in cui dici “vabbè che sia quello che deve essere, non mi metto più a controllare e voler forzare la situazione” o ancor peggio voler dimostrare che io sono la vittima è lui il carnefice.

Poi ci sono questi giochi interiori che vogliono anche dimostrare chi ha ragione e chi ha torto o soprattutto in questo caso, più chi da ragione e di torto, si parla di chi è buono e di chi è cattivo, non sei tu la cattiva, non sei mai la cattiva, però attenzione a voler dire che i cattivi sono sempre gli altri, perché in realtà come ti dico perlomeno prendersi la responsabilità di avere compartecipato in questi ruoli.

Facendo per esempio inconsciamente attirando l'opposto, perché noi quando siamo esagerati da una parte, attiriamo per compensazione l'energia opposta, quindi ti ci ritrovi anche in questa, vero... Tullia “si, si “ ci sarebbero anche altre, che chiaramente noi abbiamo una, poi più siamo distribuiti a livello di pianeti nella carta è più abbiamo l'onore di assaggiare più ferite.

Perché, chi ha tutt'una concentrazione di pianeti nello stesso punto e chiaramente ha anche una, però magari è una ferita che poi colpisce in maniera ancora più dura, pero invece quando si ha un po' più distribuiti come te, si ha anche la possibilità di cambiare ferita ogni tanto, e quindi di stare un pochino meglio.

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La ferita da abbandono

Un'altra molto importante è proprio quella di cui mi hai dato comunque un accenno anche tu stessa quella collegata più a saturno che in cancro è proprio quella dell'abbandono e della mancanza di sentire l'affetto e l'attenzione e questa per te comunque è comunque una ferita piuttosto importante, la lego per terza, fa parte però questa... è una ferita però fa parte di quelle ferite che costituiscono anche la via d'uscita a tutti i meccanismi.

Nel senso che, vediamola così, in relazione alla tua ferita da rifiuto in cui mi dici vengo da famiglie tutto sommato frette, dove non si poneva attenzione alle emozioni, con questa ferita di abbandono tu metti nella tua vita un'importanza vitale al ruolo delle emozioni quindi stai diventando quella persona che nella famiglia ha la possibilità di portare guarigione a l'intera famiglia portando un po' di acqua là dove c'è l'arsura, l'acqua è l'emozione.

Quindi tu in qualche modo sollevi a livello familiare, a livello di campo familiare, la questione, ma ragazzi va bene ho capito l'intelligenza, però un po' di emozione magari ci fa anche bene a tutti quanti, quindi in qualche modo questa tua sensazione di non avere mai abbastanza affettività, affetto, che anche qui è un fatto karmico... ma vabbè, ne parleremo, ti stimola ad attivare il cambiamento che è necessario, cioè il cambiamento di andare in una direzione diversa, di togliersi da quell'elemento da quella tendenza a recitare chi non è sufficientemente all'altezza.

E quindi di cambiare il parametro di giudizio, Tullia: “si, si, interessante” un bel ruolo il tuo, perché tu dici è vero magari quella persona lì non sarà tanto intelligente, però altre qualità, cioè tu con la ricerca delle altre qualità che sono quelle più attive più umane stai spostando l'attenzione della ferita familiare la stai elevando, elevazione verso l'alto non è che avviene soltanto parlando sempre delle stesse cose.

Poi anche arricchire il tema, portando appunto acqua nel deserto, se le famiglie sono troppo ardite, diciamo così, poi non voglio giudicare, sto solo facendo un esempio, c'è una forma di aridità tu porti acqua, quindi togli un po' di sete in questo campo e portando quest'acqua andando a questa ricerca spasmodica anche dell'affettività, dell'attenzione emozionale, stai facendo un lavoro enorme che farà bene sicuramente a tutta la famiglia.

Come guarire le ferite

Tullia: “bene”, perlomeno sai che hai un ruolo importante, avanti così, di capire che non ha senso dire io non ho diritto di esistere sono venuta qui per fare un lavoro pazzesco, altro che non ho diritto, e mi hanno temuto fin dal principio, fin da quando ero bebè, perché mi dicevano questa qui viene a cambiarci, vieni a portarci il seme del cambiamento.

Tullia: “che bello!!! bel messaggio” ti ritrovi?... Tullia: “ si, si, rivedendolo appunto dall'alto” è chiaro che disturbo, che cambio, devo fare, voglio portare cambiamenti che vi disturba un po', però in realtà l'unico lavoro importante è che tu fai evolvere il concetto “io non ho diritto di esistere” verso “ho scoperto che cosa sono venuto a fare”, quindi ho un diritto pazzesco ad esistere.

Quindi la ferita non c'è più, io sono me stessa e quando spariscono intorno a te tutti quei richiami che ti scatenano questa ferita, vuol dire che hai raggiunto l'obiettivo, perché sei tu che inconsciamente attiri le reazioni di eventuale rifiuto intorno a te, quando e se qualcuno ti rifiuta puoi pensare “qui vuol dire che sono un po' indietro” sono indietro di cottura, perché c'è qualcuno che mi rifiuta vuol dire che non sto lavorando abbastanza bene su di me.

Quando invece noti che le cose stanno cambiando e c'è più accettazione, più fluidità, ti senti più forte, fatti i complimenti “ho lavorato bene”, perché vuol dire che stai andando nella direzione giusta e la ferita non la sento più, soprattutto se arriva qualcuno che ti dice delle solite frasi che magari ti farebbero arrabbiare da morire e invece non ti fa né caldo né freddo, quando arrivi a non sento né caldo né freddo vuol dire che sei arrivata in fondo, perché la ferita non riesce più ad agire.

Tullia: “bello, mi piace... Grazie mille”, grazie spero ti sia servito, grazie.

 

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